Storia dell’hot pot: dalle steppe asiatiche alla tavola italiana

Parlare della storia dell’hot pot significa andare molto indietro nel tempo, in un passato fatto di gesti semplici e quotidiani. Non è sempre stato il piatto colorato e social che conosciamo oggi: prima di diventare una delle esperienze più amate della cucina asiatica, la storia dell’hot pot inizia in contesti ben più rustici, tra accampamenti all’aperto, cucine fumose e famiglie che si riunivano attorno al fuoco per scaldarsi e mangiare insieme.

La sua identità si è formata lì, tra popoli nomadi in viaggio, mercati affollati e tradizioni domestiche che, con il passare dei secoli, hanno trasformato una pentola di brodo bollente in un vero rito conviviale.

È un cibo che parla di comunità, di condivisione e di quella lentezza che spesso manca nella vita moderna…Ma andiamo per gradi!

hot pot sichuan

Cosa può dirci la storia dell’hot pot sulle sue origini?

In apparenza è una semplice pentola di brodo bollente al centro della tavola. Ma chi si avvicina alla sua vera natura capisce subito che non è “solo un piatto”, bensì un modo di stare insieme

Ognuno sceglie cosa cuocere: fettine sottili di carne, ravioli, tofu, funghi, verdure croccanti, noodles lunghi come un augurio di buona fortuna. Mentre la pentola borbotta, si chiacchiera, ci si passa gli ingredienti, ci si aiuta a recuperare un pezzo di carne “scappato” sul fondo. È un’esperienza che costringe a sedersi, ad aspettare, a condividere tempi e spazi.

Le origini dell’hot pot non sono legate a una singola data o a un inventore preciso: come molte tradizioni antiche, si sono formate lentamente. 

La storia dell’hot pot inizia probabilmente nelle steppe dell’Asia Centrale, dove i pastori mongoli cuocevano la carne di montone in un unico grande recipiente di metallo, spesso lo stesso che usavano come elmo in battaglia. Con il passare del tempo, questa abitudine ha ispirato nuovi modi di cucinare e momenti di convivialità.

pentola bollente con cibo asiatico

Quando e dove è stato inventato?

Non esiste una data precisa in cui qualcuno ha “inventato”, ma gli storici concordano sul fatto che le sue origini siano molto antiche. Le prime tracce abbastanza affidabili compaiono tra il III e il V secolo d.C., e qualche secolo dopo — durante la dinastia Tang — iniziano a emergere descrizioni più riconoscibili: persone sedute attorno a una pentola fumante, ingredienti messi a cuocere al centro della tavola e un clima di condivisione che andava oltre il semplice mangiare. 

Era un modo per scaldarsi, per stare insieme e per trasformare una cena in un momento comunitario, soprattutto nei lunghi inverni del nord della Cina.

Molto più tardi, con la dinastia Qing, questa abitudine diventa quasi una moda di corte. L’imperatore Qianlong, che pare fosse un grande appassionato, organizzava banchetti giganteschi in cui decine (a volte centinaia) di pentole erano disposte per ospiti e delegazioni straniere. Non si trattava solo di offrire un pasto: l’hot pot rappresentava un modo elegante per mostrare ospitalità, armonia e quel senso di “stare insieme” che la cultura cinese considera essenziale nei momenti importanti.

Questo momento storico segna uno dei punti chiave nella storia dell’hot pot, trasformandolo da pasto popolare a vera esperienza culturale codificata.

hot pot con brodo di anatra

Come si è diffuso in Asia: Cina, Giappone e Corea

Cina: la patria originaria

In Cina è ormai un universo a sé, con differenze enormi da regione a regione. A Chongqing e nel Sichuan domina la versione piccante, con brodi infuocati ricchi di peperoncino e Sichuan pepper, capaci di dare quella sensazione di “formicolio” che crea dipendenza. 

A Pechino prevalgono i brodi limpidi e puliti, spesso preparati con carne di agnello e serviti in pentole di rame. Nel Guangdong, invece, le famiglie preferiscono brodi delicati con tantissimo pesce fresco.

Ogni versione racconta una storia diversa della Cina, una terra dove la cultura gastronomica è sempre stata profondamente legata al territorio.

Giappone: lo shabu-shabu e il sukiyaki

Quando questa tradizione arriva in Giappone, trova un terreno fertile ma si trasforma. Nasce lo shabu-shabu, un piatto elegante in cui sottili fettine di carne “danzano” pochi secondi nel brodo prima di essere mangiate con salse leggere come ponzu o goma. Qui la ritualità è fondamentale: il movimento, la velocità, la precisione.

Accanto allo shabu-shabu nasce il sukiyaki, un piatto più dolce e ricco, cucinato in una miscela di salsa di soia, zucchero e mirin. Anche se appartiene alla stessa famiglia, il modo di viverlo è molto diverso rispetto al modello cinese.

Corea: il jeongol

In Corea la storia dell’hot pot si sviluppa in contesti più “casalinghi”, più caldi, più legati all’inverno. Nel paese questa pratica si chiama jeongol, la pentola è spesso colma di verdure, tofu, funghi e carne, che vengono stufati lentamente. È un piatto che parla di famiglia, di comfort food, di domeniche passate tutti insieme a tavola.

Anche qui la storia dell’hot pot ha trovato una sua lettura personale, pur mantenendo intatto il concetto di convivialità.

pentola con brodo bollente

Come è arrivato in Europa e in Italia?

L’hot pot ha cominciato a diffondersi in Europa grazie alle comunità asiatiche e al crescente interesse per la storia della cucina asiatica. Nei primi anni era visto come qualcosa di “strano”, difficile da capire senza una guida.  Poi, lentamente, grazie ai social, ai viaggi in Asia e ai ristoranti specializzati, è diventato un’esperienza curiosa e irresistibile anche per gli italiani! Non è solo un nuovo gusto: è un modo diverso di passare la serata.

E perché piace tanto ai giovani?

Perché è un’esperienza. È interattivo, divertente, perfetto per gruppi grandi, compleanni, serate alternative. È un pasto che si costruisce insieme, passo dopo passo. In un mondo veloce, dove spesso si mangia guardando lo smartphone, la pentola condivisa costringe a vivere il momento, ad “esserci”. E questo, oggi, vale moltissimo.

Dove viverlo in modo autentico in Italia

Se vuoi provare un’esperienza autentica senza prendere un volo per Pechino, il posto giusto è Hot Pot Hub a Torino, il primo ristorante della città dedicato alla pentola condivisa, dotato anche di barbecue al tavolo e una vasta scelta di ingredienti per un’esperienza autentica nella tradizione asiatica.

📍 Prenota un tavolo da noi e lasciati conquistare da un’esperienza che racconta la storia dell’hot pot attraverso profumi, sapori e una convivialità unica.

La pentola è pronta. Devi solo scegliere con chi condividerla!

Condividi